CANDIOLO (To). Castello di Parpaglia, in stato di abbandono.

Il Castello medievale di Parpaglia o meglio una casaforte con torrione (tutt’oggi visibile) è il frutto dell’incastellamento avvenuto un po’ dappertutto nel Piemonte nei secoli XII-XIV.
Nello stesso periodo è ipotizzabile che attorno alla casaforte venisse edificato un piccolo ricetto che col passar dei secoli si trasformò in alcuni grandi cascinali.
Signori di Parpaglia, erano i conti di Revigliasco imparentati con i conti della Bastita (presso Mondovì). Uno dei più illustri di questi ultimi fu Monsignor Vincenzo Parpaglia, conte della Bastita, ambasciatore del Duca Emanuele Filiberto di Savoia presso la Santa Sede a Roma attorno al 1572. Un secondo illustre personaggio fu Monsignor Giuseppe Parpaglia, Arcivescovo di Tarantasia, 1573 -1598, anno di decesso per peste a LES ALLUE – MERIBEL di Albertville (Savoia).
Dopo questa famiglia nobile si affacciano sulla storia di Parpaglia i conti Piossasco, che, verso la metà del secolo XV, riuscirono a creare un vasto feudo (seppur diviso fra i vari rami della nobile famiglia) che andava da None-Airasca fino a Volvera-Piossasco e più a sud fino a Virle-Castagnole.
In epoche più moderne e quindi nel secolo XV il territorio aveva ancora conservato una evidente impronta medioevale: alcuni grandi cascinali, Prato Fiorito, Pignere, Parpaglia, Ormanino (l’antichissimo insediamento romano Vicus Maninus), ecc., aree boschive a sud-ovest con marcate risorgive di acqua e vasti coltivi frutto del disboscamento a nord est.
A partire dalla metà del sec. XVI, la zona dei boschi di Stupinigi, dove era situato anche il feudo di Parpaglia, ebbe una alternativa di vendite con la dominazione dei francesi di Enrico II fino al 1573, quando il Duca Emanuele Filiberto di Savoja destina tutta quella vaste area a sud ovest di Torino tra Sangone e Chisola all’appena costituito Ordine Mauriziano, appena riconosciuto con la Bolla del Papa Gregorio XIV del 1572.
Nel secolo XVII il conte Gian Michele Piossasco None, 1638 – 1732 (96 anni ?), Fondatore del famoso Reggimento Savoia Cavalleria nel 1692, è il possessore con titolo signorile del Castello e cascine di Parpaglia di circa 528 giornate di terra.
Nella mappa del misuratore Carlo Fogliarini (sd ma anteriore al 1729) risulta molto ben in evidenza il castello di Parpaglia.
Negli anni 1760-61 il marchese Perachino di Cigliano ed il conte Carlo Giuseppe Michele Piossasco di None vendettero tutta la proprietà all’OM che pochi anni prima esattamente nel 1753 aveva già acquisito il feudo di Vinovo.
Nel “Plan de chateau Bois et bien ruraux possedès èar le Roi a Stupinis avant 1796”, di autore ignoto dei primi anni del sec. XIX e nelle annotazioni a margine c’è scritto su Parpaglia: “Vieux chateau de Parpaille reservè par 4 tier (quartier) des Dragons de chasse” cioè nel castello vi era un presidio di guardia caccia.
La proprietà detta Parpaglia, cioè cascine e castello, vennero acquistate dall’Ordine Cavalleresco del Mauriziano da tale Pietro Agnelli nel 1852. Costui pare sia stato il nonno del Senatore Giovanni Agnelli fondatore della FIAT.
Nell’inverno 1918-1919 fu luogo di internamento di un gruppo di prigionieri austriaci di nazionalità polacca, con la fine della guerra diventati “ex nemici”. Costoro erano in attesa di ritornare nella POLONIA che dalla ceneri della guerra diventò una unica libera e democratica nazione.
A tutt’oggi il Castello di Parpaglia, inserito all’interno del Parco di Stupinigi della Regione Piemonte, è disabitato ed abbandonato alle intemperie. Alcune parti edili, come porzioni del tetto e del “donjon”, risultano anche pericolanti.
L’Amministrazione Comunale di Candiolo (nel cui territorio è inserita Parpaglia) nel 2016 si è fatta promotrice, d’intesa con il Politecnico di Torino Dipartimento DAD, di un piano di restauro e risanamento del detto Castello con finalità agroturistiche di importante ricaduta sul territorio e con finanziamenti pubblici/privati. Tale progetto è stato illustrato durante un workshop e con la pubblicazione di una pubblicazione “Learnin fron Heritage” alla quale ha anche contributo la Pro Loco di Candiolo (vedi allegato). Di tale iniziativa non c'è stato alcun seguito.
Infine va ancora segnalato che l’Associazione Mnemoteca di Candiolo nel 2014 pubblicò il suo Quaderno n. 3 “Cascine di Candiolo” con alcune pagine dedicate a Parpaglia.

Autore: Gervasio Cambiano

Allegato: Castello di Parpaglia b

Alcune note aggiuntive (24 marzo 2019):
Di origine presumibilmente trecentesca, si ipotizza che il castello sia sorto come avamposto dei Cavalieri Gerosolimitani, oggi noti come Ordine di Malta. I nobili di Parpaglia, ramo cadetto del casato dei Revigliasco, ebbero poi quale residenza in Candiolo il castello omonimo, situato a poca distanza dal centro abitato.
Trattasi di una delle rare preesistenze medievali del territorio composito e ricco del parco di Stupinigi.
La connessa cascina Parpaglia è attualmente abitata e sede di aziende agricole e lavoratori contadini dei campi circostanti, mentre il castello ha necessità urgente di essere messo in sicurezza e di essere recuperato e riportato a splendere. Gli interni sono opere d’arte.
ll 15 aprile 2016 si tenne a Candiolo un incontro di presentazione dei progetti studiati dagli studenti di Architettura e Design del Politecnico di Torino per riportare alla luce e in vita quest’antico castello. Gli studenti delinearono 7 scenari possibili, valutando gli aspetti storici, di restauro, di valorizzazione economica e composizione architettonica del progetto.
Da allora, nessuna iniziativa è stata concretamente presa, per cui il castello è a rischio crollo.
La proprietà è dell’Ente di gestione dei Parchi Reali, Ente strumentale della Regione Piemonte.

UNI.VO.C.A - Realizzato da Mediares S.c. - www.mediares.to.it